La diffusione di questa arte marziale tra i Sikh avvenne ai tempi del 6° Guru, Guru Hargobind Sahib. La popolazione Sikh, minacciata di genocidio dall’impero Moghul, assunse un carattere “guerriero” per difendere la propria sopravvivenza. Combattendo e utilizzando le antiche tecniche del Kalari Payat, trasformandole via via in un nuovo e originale sistema d’armi chiamato “Gatka”, la Grazia.
Guru Gobind Singh Ji, decimo Guru, promosse lo studio delle arti marziali tra i Sikh e spronò nell’allenamento del Gatka tutti i Sikh: uomini, donne e bambini. La disciplina del Gatka venne insegnata come un vero e proprio esercizio spirituale.
Il binomio Santo-Soldato caratterizzava in modo appropriato il guerriero appartenente alla comunitĂ Khalsa.
Il Gatka, rappresenta anche una disciplina in grado di dare al praticante degli strumenti che utilizzerà per raggiungere un equilibrio psico-fisico. Attraverso i movimenti e le tecniche del Gatka, l’allievo è in grado di pervenire ad un equilibrio della Mente Negativa e della Mente Positiva, favorendo così il bilanciamento della Mente Neutra.
Con la ripetizione di precisi schemi di movimento, in un determinato stato di coscienza, il discepolo può allargare il proprio spazio personale, espandere i propri confini e le proprie opportunità , in senso fisico, mentale, emotivo e sociale.
Il Gatka non nacque solo per combattere il “nemico fuori” ma insegna anche a confrontarsi con il “nemico dentro di noi”, l’inconscio, che se inesplorato può divenire pericoloso, ma conosciuto, può essere gestito e divenire fonte di forza.
Lo strumento principale di questa arte marziale è la spada, ma vengono utilizzate tutte le armi e lo si pratica anche a mani nude. La spada nel Gatka viene usata secondo il movimento del moto infinito, basato sulla forma dell’otto ripiegato. Questo movimento permette di cambiare i piani di attacco e difesa, senza mai interrompere il moto della spada. Si viene così a generare una sorta di sfera intorno al guerriero in cui esso è libero di cambiare obiettivo o funzione. In questo modo il praticante sarà anche libero di usare tutte e due le braccia, muovendosi insieme alla sfera che lo circonda e lo protegge, in tutte le direzioni del piano. Il controllo dello spazio interno ed esterno, e l’utilizzo di tutte le armi, permette al perticante di affrontare più avversari contemporaneamente, creando un sistema di difesa a 360°.